A caccia di Like… questione di autostima? 

Scritto da: Francesca

Sono psicologa-psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico e practitioner Emdr.

1 Luglio 2022

Con la presenza dei social network , sempre più spesso ormai, molti momenti della propria vita privata vengono resi publici : sembra quasi che si abbia la necessità, il bisogno, di  ricevere l’approvazione altrui. 

 I loro “Like”. 

 Molti studi in merito, hanno effettivamente dimostrato  che i Social network hanno  un impatto importante sull’ autostima

Definire cosa sia l’autostima sicuramente non è semplice poiché si tratta di un concetto che ha subito nel tempo varie elaborazioni teoriche.  Una definizione che però sembra aver trovato ampia condivisione descrive l’autostima come quell’“Insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di se stesso” (Battistelli, 1994): questa definizione  mette in rilievo come l’autostima si riferisca a ciò che noi stessi pensiamo della nostra persona. 

Un ruolo impattante sull’ autostima di alcuni utenti sembra essere esercitato da molti influencer : il desiderio di essere belli, magri e perfetti, proprio come si presentano loro,  per chi ha una bassa autostima, non può che essere deleterio, poiché è come se si avesse l’ulteriore conferma di non essere abbastanza soltanto perché non si rientra in quelli che sono i canoni della bellezza odierna. Una bellezza presente sui social, ma spesso non nella vita reale. 

Dunque è come se i social ci offrissero uno stereotipo di bellezze e stili di vita che sembrano difficili da raggiungere, ed è proprio a questo che mi riferisco quando parlo di impatto dei social sull’autostima: si attiva un conflitto interno quando ci si rende  conto che la  realtà nella vita reale non coincide con quella presentata sui social.  Da qui non possono che derivare delle conseguenze importanti: ci si arriva a prefissare obiettivi irrealistici e più questi non si raggiungono più l’ autostima arriva a risentirne. 

Ma parlare di social e autostima porta a parlare anche di un altro aspetto, quello dei “Like”. 

Pubblicare attimi di vita privata per andare continuamente a caccia di “like”  non fa altro che denotare una grande insicurezza e soprattutto un forte bisogno di consenso. Come afferma  Patricia Wallace, “la maggior parte di noi costruisce online una persona che risulta solo essere una versione potenziata di se stessa.”  Si valorizzano  caratteristiche positive, pubblicando anche l’inverosimile, il  solo scopo è quello di ricevere approvazione e “like”. 

 Tutto questo perché vige un innato bisogno di essere apprezzati. 

Ecco perché un like, per chi lo riceve, non equivale solo ad un like: ma è una conferma di quanto si possa essere desiderati, apprezzati e di conseguenza dà appagamento.   Questo meccanismo sembra funzionare proprio  con chi avendo una bassa considerazione di se stesso, ha bisogno di un riconoscimento esterno : chi non ha forti fattori di protezione, rischia però di rimanere vittima di quel circolo vizioso che si instaura sui social, un circolo vizioso in cui la pretesa è quella di essere perfetti come il mondo che viene presentato, un mondo che  fa sentire soltanto inadeguati . Di conseguenza, sempre sui Social network, si cerca  di costruire una versione maggiormente positiva al fine di sentirsi più sicuri e apprezzati: è un po’ come dire che sui social viene fuori la propria inadeguatezza e sempre sui social si cerca di riprendersi un po’ di consensi… 

I social network hanno permesso , durante i vari lockdown in questi anni di pandemia , di rimanere in contatto con il mondo esterno evitando il rischio di un vero e proprio isolamento sociale d’altro canto però hanno agito negativamente in altre  situazioni facendo leva sulla fragilità di alcuni  individui alimentando ulteriormente le proprie insicurezze ed un eccessivo distacco con la vita reale e con i canoni di vita quotidiana rispetto al proprio contesto socioculturale e  alle proprie risorse. 

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