La scuola è uno spazio privilegiato di crescita, relazione e costruzione dell’identità.
Tuttavia, quando le emozioni degli studenti non trovano canali adeguati di espressione e riconoscimento, possono trasformarsi in comportamenti disfunzionali o violenti.
In questo senso, il passaggio all’atto rappresenta una risposta estrema ad un vissuto emotivo che non riesce ad essere mentalizzato, nominato o condiviso.
Con l’espressione passaggio all’atto si indica un comportamento impulsivo e spesso violento che prende il posto del pensiero e del linguaggio.
L’azione diventa l’unico modo possibile per scaricare tensioni interne, rabbia, frustrazione, vergogna o senso di esclusione.
Questa difficoltà deriva spesso da esperienze relazionali in cui il bambino o l’adolescente non ha ricevuto modelli di regolazione emotiva: né in famiglia, né a scuola, né nel gruppo di pari.
Senza un’ alfabetizzazione emotiva, i ragazzi non imparano a distinguere ciò che provano, a comunicarlo e a gestirlo.
La ricerca sulla regolazione emotiva e sulla percezione della violenza suggerisce proprio che chi evita o non riconosce le proprie emozioni percepisce più intensamente situazioni di conflitto e tende a reagire in modo più negativo.
In ambito scolastico, ciò può manifestarsi attraverso aggressioni fisiche o verbali, atti di bullismo, danneggiamento di oggetti o comportamenti autolesivi.
Per genitori e insegnanti questo significa promuovere relazioni in cui si accolgono le emozioni, si discute dei conflitti, si insegna il linguaggio dei sentimenti: non come “soft skill” opzionali, ma come competenze fondamentali per la crescita umana.
La scuola come luogo di prevenzione
La prevenzione della violenza a scuola non può limitarsi ad interventi sanzionatori o emergenziali.
È necessario un approccio preventivo e relazionale, che riconosca il valore educativo delle emozioni.
La scuola può diventare un luogo di contenimento e trasformazione del disagio se riesce a:
- promuovere un clima emotivamente sicuro, basato sull’ascolto e sul rispetto;
- valorizzare la parola come strumento di elaborazione dell’esperienza;
- riconoscere precocemente i segnali di disagio emotivo e relazionale;
- favorire il senso di appartenenza ed il riconoscimento dell’altro.
Educare alle emozioni
Un elemento centrale nella prevenzione è l’educazione emotiva.
Insegnare sin da bambini a riconoscere, nominare e comunicare le proprie emozioni significa offrire alternative all’agito. Laboratori di espressione emotiva, circle time, pratiche di scrittura riflessiva e attività di mediazione dei conflitti possono aiutare a trasformare l’impulso in pensiero.
Anche la formazione degli insegnanti è fondamentale: docenti capaci di leggere il comportamento come un messaggio e non solo come una trasgressione possono intervenire in modo più efficace e contenitivo.
Quando le emozioni non trovano parole, il rischio è che trovino spazio nell’azione violenta.
La famiglia e la scuola hanno la responsabilità e la possibilità di intercettare il disagio prima che si trasformi in passaggio all’atto.
Investire sull’ascolto, sulla parola e sulla relazione significa non solo prevenire la violenza, ma promuovere un’autentica cultura del benessere e della convivenza.
Dott.ssa Francesca Tobia
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